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Il Carnevale di Dioniso e le Maschere della Basilicata

Foto presa dalla pagina facebook di Basilicata Turistica
Foto presa dalla pagina facebook di Basilicata Turistica

Prima di dire addio alla carne, la stagionalità delle feste annuali ci regala la più bella abbuffata per occhi e pancia. Il Carnevale! Quello lucano è fra i più interessanti e particolari di tutta Italia, non solo perché non ce n’è uno solo ma diversi, con disparate maschere e altrettante culture che le hanno generate, ma anche perché esistono tanti piatti tipici di carnevale da poter gustare e innaffiare con vini locali di grande qualità e prestigio.

Il Carnevale è la festa più gradita a Dioniso, anzi è il baccanale per eccellenza e, come tale, l’ingrediente fondamentale è il vino e la libertà. Per una fase dell’anno possiamo irrorare le nostre vene di sfrenata anarchia, assenza di regole e ruoli sociali capovolti. Possiamo inebriare il nostro corpo di tutto il dissetante fiume di libertà… perché tanto nessuno ci può riconoscere. Siamo la Maschera. E la maschera ha bisogno di amore, proprio come la mandria di vacche e di tori del carnevale di Tricarico.

Carnevale 2015 a Tricarico
Carnevale 2015 a Tricarico

A Tricarico il carnevale è una transumanza di fertilità, dove la nera maschera, il virile toro, rincorre e conquista la bianca giovenca, in un allegro frastuono di campanacci e nastri colorati. La fluidità degli armenti è la stessa del nettare divino che ne alimenta il vigore e l’auspicio di prosperità. Così come prospero e scorrevole ci auguriamo che sia il nuovo anno mentre brindiamo con un Vino Dioniso 2009 Eleano. Un’interpretazione versatile dell’Aglianico Eleano, fresco e fruttato ma dal carattere deciso che ci permette di gustarlo a tutto pasto.

Sempre simili all’animale sacro a Dioniso, il toro, sono le maschere cornute del carnevale di Aliano. Demoni irrequieti ed energici, sfrecciano lungo le strade del paese armati di una sorta di fallico manganello, il “ciuccigno”, con il quale percuotono il desiderio. I campanelli di bronzo appesi ai mutandoni invernali ne preannunciano l’arrivo e i coloratissimi cappelli, impreziositi dalle virili penne di gallo, sono gli splendidi piumaggi che attirano l’amore. Fisarmoniche e “cupa cupa” danno il ritmo alla spossante danza di corteggiamento. E tra un “ciuccigno” e l’altro, possiamo gustare i “frzzul”, piatto tipico del carnevale alianese, preparati con un filo di giunco attorno al quale si avvolge la pasta fatta in casa, che poi viene sfilata. I “frzzul” vengono conditi con formaggio pecorino e rafano, radice invernale tipicamente carnevalesca, e cosparsi di ragù di cotica e carne di maiale. A questo punto non si può fare a meno di dare sollievo alle gole e lavar via le fatiche, così noi decidiamo di sacralizzare l’evento e bere un Rogito delle Cantine del Notaio 2012. Un vino rosato ottenuto con uve Aglianico del Vulture: morbido, aromatico, di grande personalità, una lettura diversa del più importante vitigno della Basilicata.

Anche la collina materana ha il suo carnevale e la sua gastronomia tipica dedicata alla festa della libertà e di Dioniso. Il carnevale di San Mauro Forte si sente, eccome se si sente! Una sfilata di squadre di suonatori di campanacci percorrono le vie del paese. Possiamo distinguere i “maschi”, perché sono campanacci più lunghi col batacchio che fuoriesce dalla bocca, e le “femmine” , che sono campanacci dalle bocche piuttosto larghe. Anche qui l’allusione sessuale e il valore simbolico della fertilità sono abbastanza evidenti. C’è bisogno di dolcezza nell’incontro fra i due sessi sonanti, sigillato da un piatto tipico del carnevale della collina materana: i ravioli dolci ripieni di ricotta, zucchero, cannella, uova, buccia di limone e conditi dalla forza del sugo di maiale e pecorino. Strano? No, ottimo! E poi giù un bicchiere di Re Manfredi Rosso Taglio del Tralcio 2012: un Aglianico regale delle Terre degli Svevi che, grazie al suo piacevole residuo zuccherino, esalta tutto il dolce dei ravioli. Ma se il desiderio di dolcezza ancora ci attanaglia la gola, possiamo assaggiare un’altra chicca della gastronomia tradizionale del carnevale: il sanguinaccio di San Mauro Forte, fatto di sangue di maiale a cui si aggiunge cioccolato, mandorle tostate e tritate, cannella, latte e scorza di limone. E il suo sposo non può essere altro che il rosso rubino chiaro del Dolce Nocte del 2009, cantine Terra dei Re.

U Rumit 2015
U Rumit Carnevale di Satriano 2015

Ma non crediate che la Basilicata abbia solo maschere che richiamano la sua culturale pastorale e agricola. No, qui c’è anche la maschera in onore di Gaia, Gea, Madre Terra: il Rumìt del carnevale di Satriano. La maschera- albero. Ricoperta d’edera, strofina il suo pungitopo sulle porte per scacciare i demoni e la cattiva sorte. Augura prosperità in cambio di comprensione e rispetto. Un gesto così delicato, merita almeno una gentile offerta: un bicchiere di Vike Rosato 2013 Cervino di Roccanova. Di colore rosa cerasulo tenue, con profumi di frutta fresca, mora, fragola e frutti di bosco e dal sapore fresco, armonico, complesso ed intrigante, proprio come le fate che si nascondono sotto le foglie del Rumìt. Dopo l’aperitivo, siamo pronti ad addentare la “pizza chiena”: piatto tipico del carnevale di Satriano, fatto con farina di frumento, uova, salsiccia, prezzemolo e formaggio a pasta fresca e stagionato.

Ultimo tocco di piacere dionisiaco è il carnevale di Lavello e i suoi “Festini”, delle vere e proprie feste di ballo poste in vari punti del paese, alle quali si uniscono gruppi di giovani mascherati che, al suono dei più disparati strumenti musicali, girano per le strade chiedendo di intrecciare danze tipiche con gli invitati alla festa. Le maschere di Lavello sono i Domini, caratterizzati da una lunga tunica rossa, o nera, o blu, ornata da un cappuccio chiamato “pappelosc”. A questo punto a malincuore dobbiamo salutare le abbuffate e prepararci all’astinenza quaresimale, ma non senza bere l’ultimo desiderio: un Gudarrà 2010 Bisceglia. È già nel dialetto lavellese la promessa di quel che ci aspetta. Godrà colui che non dimenticherà la Maschera e i carnevali della Basilicata, perché qui il gesto apotropaico è rammentato dalle multiformi creazioni umane che, dall’antichità a oggi, rinnovano il loro messaggio di libertà e prosperità.