Vino, un po’ di storia


Foto archivio di Arminia Picardi
Foto archivio di Arminia Picardi

Si dice che il vino nasca con l’uomo, ma in realtà la pianta della vite è molto più antica, come testimonia un fossile di Vitis vinifera ritrovato nei pressi di Arezzo e risalente ad oltre 2 milioni di anni fa.
L’uso del vino come bevanda è sicuramente di età più tarda e, probabilmente, derivante dalla fermentazione occidentale dell’uva.
Anche sulla derivazione della parola “vino” ci sono almeno due versioni differenti: alcuni sostengono che derivi dal sanscrito “vena”, termine che riporta all’etimologia del verbo “amare”. Non a caso dalla stessa radice deriva anche Venus (Venere); altri studiosi sostengono invece la versione di Cicerone che attribuisce al termine “vino” una derivazione latina: “vir” (uomo) e “vis” (forza).
L’origine della vinificazione si fa risalire all’era caucasica per poi essere rapidamente diffusa nella zona della Mesopotamia, in Egitto e alle coste nel mediterraneo.
Non va dimenticato, poi, che il vino oltre ad essere una bevanda di piacere, è  stato largamente utilizzato come farmaco: per oltre 2000 anni è  stato l’unico antisettico usato come disinfettante.
Molti, da Cicerone a Galeno, ne esaltavano le virtù benefiche.
Furono i Greci che contribuirono alla diffusione del vino presso i Romani, i quali ne promossero il consumo su larga scala.
Dopo la caduta dell’impero romano, fu la Chiesa che ne promosse la diffusione e la coltivazione e a tal proposito sono da considerare di fondamentale importanza le abbazie e i suoi monaci che promossero nuove tecniche di coltivazione. Giungiamo poi al ‘700, quando si introducono innovazioni per quanto riguarda l’ imbottigliamento con tappo di sughero, vengono studiati lieviti e zolfo, vengono sperimentati i torchi.
Siamo così giunti ai giorni nostri, dove il problema non è  solo produrre ottimi vini ma difenderne la qualità e la genuinità dalle adulterazioni e sofisticazioni.