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Corso Professionale Per Sommelier 16 Febbraio 2016 MED Cooking School

Il corso è organizzato dalla Fondazione italiana sommelier - Puglia e prevede cinquantadue incontri, materiale didattico di 7 Testi e 3 Quaderni, una degustazione di 144 Vini tra i regionali e i più grandi del mondo, due cene e una visita in azienda.

Il corso è organizzato dalla Fondazione italiana sommelier – Puglia e prevede cinquantadue incontri, materiale didattico di 7 Testi e 3 Quaderni, una degustazione di 144 Vini tra i regionali e i più grandi del mondo, due cene e una visita in azienda.

Sarà la MED Cooking School di Ceglie Messapica ad ospitare il Corso Professionale per Sommelier che si svolgerà dal 16 febbraio 2016 nel turno unico serale dalle ore 20:00 alle 22:30.
Il corso si svolge in 52 incontri, sarà fornito materiale didattico composto da 7 Testi e 3 Quaderni, degustazione di 144 Vini tra i regionali e i più grandi del mondo: da Gaja a Sassicaia, Champagne e grandi Franciacorta. Durante il corso si svolgeranno 2 cene, una Gita e colazione in Azienda.
Il valore dell’intero corso è di euro 1.900,00, importo rateizzabile se acquistato separatamente per livello.
Acquistando un unico pacchetto il valore è di euro 1.700,00, anche rateizzabile

Per informazioni e prenotazione contattare il Delegato per Brindisi e Valle d’Itria Giovanni Semerano al 349 – 8092907 e/o via email a g.semerano@fondazionesommelierpuglia.it.

Vini

Il vino nella letteratura

Il vino fu cantato dagli antichi come mezzo per gustare le gioie della vita. Iniziò Omero, il mitico poeta greco, che ne “L’Iliade” e “L’Odissea” inserisce spesso il vino al quale attribuisce un carattere sacro per le offerte agli dei, come vincolo nei giuramenti e per dare festosità ai banchetti. Dopo si lui Pindaro, Aristofane,  Euripide,  Senofonte,  Teocrito,  Alceo, Esiodo, Eschilo e, soprattutto,  Anacreonte clebrarono il vino delle proprie terre. Il mondo latino non fu da meno: Virgilio ne parla ne “L’Eneide” e ne “Le Georgiche”; Plauto nelle sue commedie. Il vino è presente nelle rime di Catullo, di Orazio, Ovidio, Giovenale, Marziale. Anche nei poeti del Medioevo,  troviamo, in rima o in prosa, scritti dedicati al vino: Jacopone da Todi scriveva: ” dell’acqua solo bevere chi non have vino” ; Dante, Petrarca, Cecco Angiolieri e, più tardi, Poliziano, Lorenzo il Magnifico, celebrano in vari modi questa bevanda per non parlare di Giacomo Casanova,  noto seduttore che si faceva aiutare nella “sua arte” dal vino eccellente. Ricordiamo ancora Goldoni, Parini nelle “Odi” e Tassoni ne “La secchia rapita”  che celebra l’Albana, vino delle sue terre. Tra i più moderni celebratori del vino ricordiamo Pascoli, D’Annunzio,  Carducci, De Amicis, Fogazzaro; tra gli stranieri basta ricordare Hemingway che parla, nei suoi romanzi,  del Volpicella.

Vini

Il vino nell’arte: musica

Vino&Musica

Vino&Musica

Gli artisti hanno sempre evidenziato il rapporto vino – arte non solo per i suoi influssi nella vita e nel costume, ma anche per la sua stessa rappresentazione simbolica. Perciò noi crediamo che il vino, buona e sana bevanda, abbia avuto un innegabile importanza sui processi creativi. Consideriamo il suo rapporto con la musica. La mitica Euterpe, la più antica musa della storia, amava il vino. Ottimi bevitori furono, tra il X e il XI secolo, Guittone d’Arezzo, Pierluigi da Palestrina, Gesualdo da Venosa, Pergolesi Paisiello, Cimarosa. I più grandi musicisti del XIX secolo, furono eccellenti bevitori di vino e la loro vita è legata a vari aneddoti enoici. Donizetti vi trovò ispirazione, si dice, nel comporre l”Elisir d’amore”, Lisa nella “Sonnambula” di Bellini è un’ostessa, Giordano nell'”Andrea Chenier”, fa brindare la mulatta Bersi con bordoux e champagne; anche nella triste opera dei “Pagliacci”, Leoncavallo riporta riferimenti enoici. E così fa Ponchielli ne “La Gioconda”. Verdi, amante del buon vino, lo inserisce con celebri brindisi e richiami vari in quasi tutte le sue opere: “Rigoletto”, “Traviata”, “La forza del destino”, “Falstaff”. Non ultimo Mascagni ne “La cavalleria rusticana”. E non solo i musicisti italiani hanno celebrato il vino. Mozart nel “Don Giovanni” ricorda il marzemino, un vino veneto; Auber fa iniziare il quinto atto de “La muta di Portici” con tutti i protagonisti aventi in mano coppe di vino. Veri intenditori erano Massenet e Bach; Beethoven prediligeva i vini d’Austria. Per non parlare, poi, della musica leggera…